La città e la sua storia


San Vito, il patrono della chiesa che diede il nome alla città, secondo la leggenda sarebbe stato di origine siciliana e assieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia sarebbe morto martire a Roma sotto l’imperatore Diocleziano. Uno dei simboli legati al culto del santo, il calderone d’olio bollente, viene raffigurato nello stemma della città di St. Veit. Sulle origini della città di St. Veit purtroppo mancano fonti certe e quindi si possono avanzare soltanto congetture. A testimonianza di un insediamento risalente al primo Medioevo nella zona dove attualmente sorge la città vi è ancora il frammento di una pietra che riporta un intreccio scolpito di età carolingia incastonato nel muro esterno dell’ossario, che rappresenta un reperto di un edificio databile al primo Medioevo, la cui esatta ubicazione tuttavia non ci è nota. Alla mancanza di fonti sopperiscono saghe e leggende che vogliono che la battaglia contro i Magiari nel 901 abbia offerto il pretesto per fondare la città.
La prima menzione ufficiale di St. Veit risale al 1131, nel documento che definisce l’estensione dei territori della diocesi di Gurk, il cui confine meridionale coincideva con il cammino che si snodava “per medium ville Sancti Viti”. La presunta appartenenza di St. Veit ai possedimenti carinziani dei principi vescovi di Bamberga è stata confutata: lo storico Wadl ha infatti dimostrato che la città rimase legata ininterrottamente al casato degli Spanheim. Nel 1149 il duca Enrico V ospitò a St. Veit re Corrado III di ritorno dalle crociate e più tardi, nel 1174, lo stesso duca vi tenne un giorno d’udienza. Un tale importante atto di signoria non avrebbe certamente potuto avere luogo a St. Veit se all’epoca la città non fosse già entrata a far parte dei possedimenti ducali.
Gli stretti rapporti intrattenuti con il casato degli Spanheim furono determinanti per il rapido sviluppo della città. In un atto del 1199, redatto durante la signoria del duca Ulrico II, si citano le cucine ducali e un fienile ducale a St. Veit, mentre in un altro documento ufficiale risalente al tardo XII secolo si ritrova per la prima volta anche un elenco del personale di servizio del duca. Con l’avvento del duca Bernardo, vengono riportati per la prima volta, come titolari delle cariche di corte – coppieri, scalchi e marescialli – i nomi delle famiglie più vicine agli Spanheim, ossia gli Osterwitz, i Kraig
e i Karlsberg.
La vasta trama di legami familiari del casato degli Spanheim, originari della Renania, si spingeva fino in Boemia e in Ungheria, il che spiega gli estesi contatti culturali della stirpe ducale. Accanto a cantori girovaghi come Walther von der Vogelweide e Ulrich von Lichtenstein, la letteratura veniva coltivata anche da poeti locali come Heinrich von dem Türlin, originario di St. Veit. È a lui che viene attribuito il romanzo cortese cavalleresco “Der Aventiure Crone”, apparso tra il 1215 e il 1230. Il romanzo descrive le avventure del cavaliere Gawan alla corte di re Artù e le sue peripezie alla ricerca del santo Graal. Heinrich era probabilmente cittadino di St. Veit o impiegato come funzionario di cancelleria o ministeriale presso la corte del duca Bernardo.
Nel 1224 St. Veit viene definita per la prima volta “città”. Tuttavia, il duca Bernardo non vi stabilì mai una residenza fissa del casato, in quanto trascorreva la maggior parte del tempo al seguito di imperatori e re tedeschi. Nel 1252 si fa menzione di castelli del casato oltre che a St. Veit anche a Völkermarkt e Klagenfurt. Il duca Ulrico (1256 – 1269) trasferì il centro delle proprie attività in Carniola, ma St. Veit rimase la sua residenza preferita quando soggiornava in Carinzia. Per i duchi la città rivestiva importanza economica oltre che strategica. Vanno ricordati soprattutto la riscossione del pedaggio e il conio, le cui prime monete risalgono agli ultimi decenni del XII secolo, tant’è che la prima moneta recante un’iscrizione in tedesco è un “Pfennig” proveniente dal conio del duca Bernardo a St. Veit.
Capoluogo del Land
Con la fine del periodo degli Spanheim la Carinzia diviene un territorio secondario nelle mani di diversi casati ducali residenti fuori regione. Da questo momento storico in avanti, la città di St. Veit è governata da luogotenenti. Uno di questi, Ludovico, figlio del duca Mainardo II di Tirolo-Gorizia viene fatto prigioniero nel 1292 a seguito di una congiura ordita dal conte Ulrich von Heunburg insieme all’arcivescovo di Salisburgo e con l’aiuto di cittadini di St. Veit. Sedata la rivolta con la battaglia del monte Wallersberg (1293), i congiurati delle famiglie nobiliari vennero giustiziati sulla piazza principale e con loro anche il cittadino di St. Veit, Konrad von dem Türlin.
Molto probabilmente è a questa stessa epoca che risale l’istituzione della Guardia dei Trabanti di St. Veit, un corpo scelto che si presume sia stato creato per proteggere il duca. Successivamente molto apprezzata dagli Asburgo, la Guardia dei Trabanti è presente tutt’oggi per dare lustro durante le occasioni di festa.
Nel 1299 i figli di Mainardo, che a partire dal 1295 governarono congiuntamente la Carinzia, celebrarono una grande giornata di corte a St. Veit , il cui sontuoso svolgimento viene descritto con ampia dovizia di particolari dall’abate-cronista Johann von Viktring. Nel 1294 l’amministrazione della Carinzia fu affidata al capitano Konrad von Auffenstein, proveniente dal Tirolo. Questi acquisì ampi possedimenti in Carinzia e spicca nel panorama storico di St. Veit in veste di fondatore del convento delle Clarisse.
Nel 1335, in seguito alla morte del duca Enrico, che non lasciò eredi maschi, si fecero avanti gli Asburgo che ottennero l’investitura per il ducato della Carinzia dall’imperatore Ludovico. Gli Asburgo diedero grande importanza a St. Veit ampliandone i diritti e concedendo alla città nuovi privilegi economici che furono decisivi per il suo sviluppo.
Poiché la Carinzia rappresentava solo un territorio secondario per gli Asburgo, dal 1335 in poi i reggenti si fermarono a St. Veit soltanto in casi eccezionali. La loro assenza, tuttavia, permise alle autorità amministrative, presenti già dal XIII secolo, di svilupparsi pienamente. In quanto sede amministrativa, St. Veit divenne ben presto fulcro nevralgico della Carinzia e a partire dal 1450 venne anche ufficialmente designata come “capoluogo”. La fiorente economia e la crescente importanza della città rappresentarono per secoli elementi di attrazione che diedero origine a numerose ondate di immigrazione. Se all’epoca dei duchi tirolesi i nuovi arrivati provenivano dal Tirolo e dall’Italia settentrionale, nel XV secolo a St. Veit si stabilì in particolare la ricca e solida borghesia originaria del nord della Germania, come i Gleismüllner e i Kaltenhauser di Norimberga, che a St. Veit accumularono enormi fortune grazie all’attività mineraria e al commercio.
Conflitti con l’aristocrazia
Nel corso del XV secolo si assistette a ripetuti scontri tra la borghesia di St. Veit, conscia del proprio nuovo ruolo, e l’aristocrazia carinziana. Il conflitto si inasprì nel 1516 quando alle truppe di mercenari assoldate per soffocare una rivolta contadina sul Krappfeld fu negato il permesso di entrare in città. Feudatari e rappresentanti dei ceti nobiliari che gestivano le corporazioni della città, oltraggiati dal comportamento dei cittadini di St. Veit, decisero di rivolgersi altrove per trovare una città che giurasse loro fedeltà. La scelta cadde su Klagenfurt che, distrutta da un incendio, venne privata di tutte le sue libertà civiche dall’imperatore Massimiliano e consegnata ai feudatari carinziani il 24 aprile 1518. La donazione diede l’avvio al processo di ascesa di Klagenfurt, la quale vide concentrarsi sempre più funzioni amministrative, prerogativa di un capoluogo, sul suo territorio. Nonostante il crescente sviluppo della città di Klagenfurt, nel 1523 l’armeria reale non fu costruita lì, ma a St. Veit. Nel 1599 Ferdinando II convocò la dieta regionale ancora nel vecchio capoluogo, sebbene a Klagenfurt fosse appena stata terminata la nuova sede. Fino al 1529, inoltre, e poi di nuovo tra il 1622 ed il 1747 St. Veit conservò il diritto di battere moneta. Fu soltanto nel 1754 che l‘imperatrice Maria Teresa dispose il trasferimento delle botteghe principali di alcune corporazioni da St. Veit a Klagenfurt, affinché nel capoluogo regionale fosse rappresentata ogni categoria professionale.
Costruzione della ferrovia
La graduale perdita delle funzioni di capoluogo a partire dal 1518 non ebbe ripercussioni significative sulla vita economica di St. Veit, che riuscì a conservare i propri privilegi fino al primo quarto del XVIII secolo. Fu solo con la perdita dei privilegi legati al commercio del ferro nel 1781 che la città andò incontro a una rapida decadenza, tanto che nel 1847 la popolazione si era drasticamente ridotta a soli 1509 abitanti. Le industrie tradizionali concentrate nel sud della città, la cartiera risalente al XVI secolo e la fabbrica di biacca, fondata nel 1801, fallirono tutte nel corso dell’Ottocento. La nomina di St. Veit a capoluogo di distretto segnò l’inizio della ripresa e richiamò nella città una classe di funzionari benestanti. Un ulteriore impulso per l’espansione dell’economia cittadina venne dalla costruzione della ferrovia, che portò a una brusca impennata demografica. L’ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria con la realizzazione di officine, impianti di smistamento e depositi per locomotive fece di St. Veit una “città di ferrovieri”. Fondamentali per lo sviluppo della città si rivelarono lo spostamento della linea ferroviaria e la costruzione della stazione centrale conclusasi nel 1912.
Negli anni Venti furono realizzate diverse segherie che diedero all’economia di St. Veit una nuova direzione.
Alle elezioni del Consiglio comunale del 1920 i socialdemocratici ottennero la maggioranza assoluta e da allora in poi il sindaco uscì sempre dalle loro file. In seguito all’assassinio del cancelliere federale Engelbert Dollfuß, il 26 luglio 1934 gli insorti nazisti occuparono parti della città. Il regime corporativo godette tuttavia di ben poco sostegno da parte della popolazione di St. Veit, che tra i suoi funzionari contava diversi membri del partito nazionalsocialista, il quale da tempo era già stato dichiarato illegale in Austria.
Subito dopo la presa di potere nazista nel marzo 1938, tra i ferrovieri di St. Veit si formò un gruppo di resistenza antifascista i cui appartenenti furono condannati a morte nel corso di processi esemplari. In onore dei ferrovieri giustiziati fu eretta una lapide commemorativa alla stazione centrale.
In quanto nodo ferroviario strategico, tra il 16 ottobre 1944 e il 12 aprile 1945 St. Veit finì nel mirino dei bombardamenti alleati. Gli impianti ferroviari furono gravemente danneggiati e lo stabilimento di cartoni da fibra Funder andò quasi completamente distrutto. La fabbrica venne ricostruita agli inizi degli anni Cinquanta e poté riprendere la produzione nel 1953. Di recente ristrutturazione, ai nostri giorni l’impianto è una sede produttiva all’avanguardia per innovazione e tecnologia. In quello stesso periodo si procedette con la realizzazione di altre due fabbriche, di cui una a St. Veit, progettata dal rinomato studio di architettura di Wied “Coop Himmelblau”, che rappresenta oggi il più moderno stabilimento industriale della Carinzia.
Dopo la fine del regime nazionalsocialista ci si volle riallacciare alle strutture politiche della democrazia del periodo prenazista. La rappresentanza ad interim in sede di consiglio comunale, instaurata dal governo del Land Carinzia in base a quelli che erano stati i risultati delle ultime elezioni del 1932, comportò per St. Veit un consiglio comunale a forte maggioranza socialdemocratica e di conseguenza un sindaco proveniente dalle file di questo partito.
Urbanistica in tempi moderni
In tempi più recenti l’amministrazione comunale ha varato diverse misure finalizzate a migliorare le infrastrutture urbane e a rendere più vivace il centro storico. L’antico nucleo della città con le sue splendide facciate è stato trasformato in zona pedonale con ricche decorazioni floreali. Non è un caso se nel 1999 St. Veit è stata proclamata “secondo comune fiorito d’Europa” dall’Entente Florale, che ha assegnato alla città carinziana la medaglia d’argento.
Con il rifacimento del lastricato di alcune strade e la copertura del cortile del palazzo comunale e della piazza Herzog-Bernhard-Platz (ex Klagenfurter Straße) si è voluta migliorare l’attrattività del centro storico, racchiuso all’interno della cinta muraria. Nelle sue immediate vicinanze sono stati realizzati alcuni autosilo. A contribuire all’immagine della città provvedono inoltre ulteriori strutture quali il centro terapeutico, due impianti di tennis e un complesso balneare dotato dell’oasi della sauna più suggestiva di tutta la Carinzia.
In tema di ambiente, è stata completata l’opera di canalizzazione con l’allacciamento alla rete fognaria anche delle aree extraurbane e inoltre è stato realizzato un efficiente impianto di compostaggio per lo smaltimento dei rifiuti umidi.
Anche la costruzione dell’hotel per congressi “Ernst-Fuchs-Palast”, lungo la Friesacher Straße, nelle immediate vicinanze del centro storico, ha comportato una ricaduta positiva in termini di aumento del potere di attrazione della città. La realizzazione della facciata e degli interni è opera di Ernst Fuchs, artista di fama mondiale nonché illustre rappresentante della scuola viennese del realismo fantastico.
Tra gli altri interventi volti a suscitare un forte richiamo turistico vanno ricordati la costruzione del campo da golf a 18 buche di St. Veit – Längsee e la realizzazione del “Blumenhotel”, un hotel con interni e arredi floreali, con 220 posti letto in prossimità della chiesa del convento.